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Villa Santina

Le prime notizie su Villa Santina risalgono ad un atto del 1126 e deve il suo nome al Col Santino, che probabilmente fu luogo di insediamenti umani sin dalla preistoria, e che sovrasta l’abitato d’Invillino.

La frazione ha un’origine più antica ed è una delle località della Carnia maggiormente menzionata dagli storici. Qui sono visibili le tracce del tempo antico: sul Col di Zuca, (oggi costituisce un sito archeologico di grande interesse), sono state trovate tracce di un insediamento umano di epoca paleocristiana (del V-VII sec. d.C.). I più antichi ritrovamenti storici del territorio risalgono al I secolo d.C. : una campagna di scavi archeologici, infatti, condotta sul Col Santino negli anni ’60, ha portato alla luce il castello di Ibligine (antico toponimo d’Invillino), di epoca longobardo, poi ricoperto.

A livello naturalistico spicca, anche per il pregio paesaggistico, la Pineta (posizionata tra l’abitato di Villa Santina e il torrente Degano), circa 60 ettari di bosco percorso da stradine e corsi d’acqua. Un paesaggio tutto da scoprire quello della Pineta, un luogo che permette un’ampia libertà di movimento, che permette di ammirare interessanti insiemi floristici, di beneficiare di attrezzati impianti sportivi e percorsi.

Il territorio di Villa Santina è fortemente caratterizzato dall’elemento acqua, ne sono testimoni l’imponente cascata Radime, tra le più alte d’Europa, che per il biancore delle acque che ne contraddistinguono il getto, viene ancora oggi chiamata dagli abitanti “la farine dal diaul” (la farina del diavolo).

L’acqua con la sua incantevole rete di ruscelli e canali dona bellezza al paesaggio della Pineta, ma anche all’incantevole e suggestiva cascata Plera, immersa in una vegetazione lussureggiante. Nei pressi della cascata Plera e lungo il corso del fiume Tagliamento, sulla riva destra, si trovano sei opere in caverna del Vallo Alpino del Littorio, catena fortificata durante gli anni ’40 per difendere i confini Alpini d’Italia dalle possibili invasioni da Nord.

Queste fortificazioni erano state progettate tutte sottoterra, precisamente all’interno delle montagne, collocazione da cui deriva la denominazione “opera in caverna”.

Il Fortino “Plera” messo in sicurezza e restaurato adeguatamente, è accessibile a tutti i turisti, storici e amatori che lo volessero visitare, usufruendo anche delle visite guidate durante i fine settimana.

Villa Santina presenta degli interessanti luoghi di culto: in Carnia occupano dei punti strategici, e costituivano i capisaldi visibili del territorio. La Pieve di Santa Maria Maddalena è tra le più antiche della Carnia, l’origine viene fatta risalire al VI-VII sec., grazie ad una campagna di scavi che hanno documentato tre diverse fasi costruttive.

Il santuario di Madonna del Ponte, che sorse al posto di un’antica ancona votiva cinquecentesca durante la metà del XIX secolo, è ubicato nei pressi della riva del fiume Tagliamento, in un luogo molto suggestivo e panoramico. Il santuario di Madonna del Sasso conserva al suo interno due altari risalenti al XVI secolo opera di Carlo da Corona; è un santuario votivo, frutto della religiosità popolare, e in passato meta di importanti pellegrinaggi.

Natura, storia, cultura e tradizioni sono gli elementi che caratterizzano Villa Santina, fulcro dell’incantevole Parco delle Colline Carniche.

 

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