MONTAGNA SENZA CONFINI
Home - Punti d'Interesse - Chiesa di Santo Stefano a Cesclans
 
 
 

Ricerca Avanzata PDI

Vai
 
 
 

Chiesa di Santo Stefano a Cesclans

Tematica: Arte e Cultura - Categoria: Chiese, Pievi e Santuari - Luogo: Cavazzo Carnico Torna alla Mappa
Aggiungi Pdi al Piano di Viaggio
Visualizza scheda in PDF
La nascita e lo sviluppo delle pievi in Friuli durante l'Alto Medioevo non costituiscono soltanto un episodio importante della storia religiosa delle popolazioni friulane delle campagne e dei monti, ma rappresentano anche l'evento centrale della etnogenesi locale, vale a dire del processo formativo della cultura e dell'etnia friulana. È, infatti, durante l'Alto Medioevo che sul territorio che poi si chiamerà Friuli va lentamente, ma sempre più chiaramente, profilandosi un' identità culturale ed antropologica nuova e differenziata che dal pluralismo della Tarda Antichità sfocerà nell'unità etnica friulana del 1000. La pieve in Friuli durante l'alto Medioevo non è, infatti, solo l'unità giuridica periferica della diocesi, finalizzata all'evangelizzazione delle popolazioni rurali e all'amministrazione del patrimonio beneficiale, ma anche il luogo primario della celebrazione di tutte le manifestazioni più solenni della vita privata e comunitaria degli abitanti dell'agro, dai riti liturgici alle sagre tradizionali, dalle iniziative caritative ai comizi corporativi, dalle assemblee vicinali ai mercati, dall'amministrazione della giustizia alla difesa militare‚Ķdalla nascita alla morte. La pieve è, perciò, il luogo privilegiato della storia del popolo, dove la plebs, il popolo appunto, è protagonista primario. La ricerca storica analitica su questo affascinante argomento è, però, tuttora gravemente condizionata dalla quasi totale assenza di fonti archivistiche anteriori al 1000. Ed anche durante i due primi secoli del secondo millennio le più antiche fonti scritte disponibili ci forniscono sulle pievi solo notizie scarne e frammentarie. La menzione più antica della pieve di Cavazzo si trova in un gruppo di documenti riguardanti la fondazione dell'abbazia di Moggio conservati anticamente nell'archivio dello stesso monastero ma poi, soprattutto a partire dal 1400, soggetti a molteplici infauste vicende che ne hanno causato l'alterazione, la dispersione e la parziale perdita. Questo spiega l'incertezza e le notevoli differenze che si riscontrano fra gli studiosi, che si sono occupati finora della storia della pieve di Cavazzo, nel citare la data del primo documento. Solo recentemente un' accurata ricerca archivistica condotta da Reinhard Hartel ha potuto ricomporre il dossier originario delle fonti Moggesi anteriori al 1250, ricostruendone la traduzione testuale e offrendoci l'edizione critica degli atti ancora esistenti o comunque reperiti. Questi esiti ci consentono di riproporre oggi un più solido fondamento la questione dei primi documenti della pieve di Cavazzo. Ecco alcune fonti che menzionano espressamente la pieve di Cavazzo: l'atto di donazione del patriarca Ulrico datato 1072; la conferma dello stesso da parte del patriarca Pellegrino I datata 1136;la conferma dell'imperatore Corrado III del 1149; la conferma del papa Lucio III del 1184 e la conferma del papa Gregorio IX del 1228. A quegli anni si può far risalire, dunque, la prima apparizione nelle fonti archivistiche della pieve di Cavazzo. Alla fine dell'XI secolo quella di Cavazzo,assieme a quella di Gorto, era già una delle pievi più importanti della Carnia per estensione territoriale e dotazione patrimoniale. È evidente, infatti, la volontà del patriarca Ulrico non solo di dotare la nuova abbazia benedettina di ricchi benefici, ma anche di assegnarle notevole giurisdizione ecclesiastica, conferendole autorità plebana e arcidiaconale. La sede della pieve era in quel tempo situata ancora sull'alta rocca di Cesclans protesa verso il lago, in stretta connessione con il castello di Cabacium che ivi sorgeva e che non deve confondersi con la villa di Cavazzo. Com'è noto, la rocca ora detta di Cesclans, che si erge con forti strapiombi verso la valle del lago, domina e controlla dall'alto la sottostante sella di Mena, transito obbligato per chiunque dalla valle del Tagliamento, attraverso la valletta del Palàr e del lago, voglia raggiungere direttamente la conca di Tolmezzo, senza salire fino alla confluenza del Fella per arrivare alla stessa località dopo aver superato Amaro. Si può, perciò, ragionevolmente ritenere che la postazione militare della rocca di Cesclans sia stata munita e dotata di adeguate strutture difensive nel corso della Tarda Antichità romana, magari anche rafforzando e ampliando qualche più modesta torre d'avvistamento eretta precedentemente, come vuole la tradizione storiografica locale. Lo testimoniano, del resto, i reperti venuti alla luce nei pressi. Nell'ambito, dunque, di una poderosa struttura militare che, almeno a partire dalla Tarda Antichità, viene a polarizzare l'intera vita sociale ed amministrativa del territorio circostante, sembra sia nata la pieve di Cabacium. Ci troveremmo cioè, davanti ad un esempio tipico di "pieve di castello", ossia di una chiesa promossa alla dignità plebanale in grazia dell'apporto di popolamento e di prestigio derivato dall'esistenza di una fortezza. A conferma dello stretto legame esistente fra la pieve e l'organizzazione difensiva tardo antica del territorio sovviene anche la singolare conformazione territoriale della giurisdizione plebanale di Cavazzo, i cui antichi confini si possono precisare sulla scorta di fonti duecentesche e quattrocentesche. Da tali documenti risultano soggette alla pieve le seguenti ville ancora oggi esistenti: Cavazzo, Amaro, Cesclans, Mena, Somplago, Interneppo, Alesso, Oncedis, e due altri borghi ora scomparsi. Come si può osservare, la pieve comprendeva l'intero territorio dei comuni attuali di Cavazzo e di Amaro, e le ville di Interneppo, Alesso e Oncedis appartenenti ora rispettivamente ai comuni di Bordano e di Trasaghis. La pieve di Cavazzo confinava, dunque, nel secolo XI a Nord con le pievi si S. Maria d'Oltrebùt, di Illegio e di Moggio, a Ovest con le pievi di Verzegnis e di S. Martino d'Asio, a Sud con la pieve di Osoppo e a Est con la Pieve di Gemona.

Secondo analisi accurate si può far risalire alla tarda antichità come l'epoca più probabile della sua fondazione. Tutto insomma lascia intendere che la pieve di Cavazzo si è formata non più tardi del VI secolo, staccandosi dalla pieve-madre di S. Pietro di Carnia, assumendo il titolo del pro martire S. Stefano, fissando la sua sede nell'ambito del castrum Cabacium ed estendendo la sua giurisdizione sul territorio della corrispondente circoscrizione civile.
 

Feedback

Il punto non ha recensioni
 
Carnia Welcome