MONTAGNA SENZA CONFINI
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Il mulino di Sezza.

Tematica: Arte e Cultura - Categoria: Monumenti - Luogo: Zuglio Torna alla Mappa
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Subito al di là del ponte, sul rio Bueda,  si incontrano i resti del mulino, in attesa di recupero. Fra l'erba e le edere si riesce ancora a vedere il foro dal quale passava il mozzo che univa la ruota esterna mossa dall'acqua, ai meccanismi interni che macinavano il granoturco prodotto nel paese. Di fronte, appoggiata ad una parete, spezzata purtroppo in due, si vede ancora la ruota molitoria. Sono soltanto dei poveri ruderi che resistono ancora al lavorio delle radici che li vogliono scardinare. Ma dietro quei resti c'è la storia di quella che era la fabbrica più importante del paese, la fabbrica per produrre la farina della polenta, il cibo fondamentale per la sopravvivenza del paese. Per questo lo si è voluto inserire tra i monumenti. E nel percorso che si deve fare per scendere, si ripete il percorso di tante donne che scendevano al mulino, con il sacco di granoturco dentro alla gerla e risalivano con il sacco di farina, ed hanno segnato con il loro sudore la "pedrata" che ricopriva la strada.
Donne ma anche bambine, come si ricorda nella leggenda di Genoveffa, una bambina di meno di dieci anni, che scendendo si augurava che il mugnaio facesse la cresta sul suo granoturco, per avere meno peso da riportare in salita. Ma poi arrivò la carestia e non c'era polenta sufficiente per sfamare la famiglia, e lei scese dal mugnaio a chiedere che le restituisse la farina. A quella richiesta il mugnaio s'era messo a sghignazzare e sghignazzando s'era trasformato nel diavolo, che prendendola in giro la invitò a scendere sotto il ponte per riprendersi la farina. Lei scese, ma il diavolo si divertì a farla annegare in una delle pozze d'acqua che segnano la rapida discesa a valle del rio Bueda.
 

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